mercoledì 28 ottobre 2015

#CAMBIATUTTO: LE MIE IPOTESI SULL'ACCORDO DISTRIBUTIVO TRA BAO PUBLISHING E SERGIO BONELLI EDITORE



#savethedate, sabato 31 ottobre CAMBIA TUTTO


La premessa è di quelle davvero impegnative (anche se noi lettori di fumetti, abituati a promesse di cambiamenti - narrativi - epocali, che il più delle volte si rivelano poco più di temporanee modifiche allo status quo, tendiamo a essere sempre un po' scettici dinnanzi a questo tipo di annunci): sabato 31 ottobre, in quel di Lucca, BAO Publishing e Sergio Bonelli Editore terranno una conferenza stampa congiunta, durante la quale sarà fatto un annuncio clamoroso; un annuncio dopo il quale nulla sarà più come prima. Eh, già! Perché dopo questa conferenza, almeno per le parti coinvolte direttamente (e indirettamente) TUTTO CAMBIERÀ.

Come dicevo, dunque, con queste premesse, è lecito aspettarsi qualcosa di epocale. Ma cosa?

Da appassionato di fumetti, prima ancora che da libraio, il mio primo pensiero è stato subito per qualche nuova pubblicazione inedita, concepita da BAO e Bonelli per un mercato diverso da quello delle edicole. Naturalmente mi è bastato rifletterci pochi secondi per rendermi conto che si trattava di una sciocchezza. La Sergio Bonelli Editore è il più grande editore di fumetto in Italia e dispone, con tutto il rispetto dell'ottimo lavoro che svolge la BAO, di tutto il Know How necessario per sviluppare nuove testate a fumetti, indipendentemente dal circuito al quale sono destinate.

Restando in tema di circuiti distributivi credo, però, si possa affermare, senza timor di smentita, che la Bonelli è una debuttante assoluta nel settore della distribuzione libraria (settore sinora lasciato a totale appannaggio di altri editori), settore nel quale, invece, è decisamente consolidata la BAO Publishing. Letto alla luce di questa considerazione, il comunicato stampa inviato da BAO alle fumetterie assume, già da se, un significato programmatico.

Cari amici librai--
se siete a Lucca Comics & Games, quest'anno non potete perdervi la conferenza Sergio Bonelli Editore e BAO Publishing.
Parleremo di novità per il 2016 che coinvolgeranno il nostro e, soprattutto, il vostro lavoro!
Non mancate quindi Sabato 31 ottobre alle 17,00 presso la Sala Chiesa di San Giovanni perché #cambiatutto

Cambia tutto, dunque.
E il cambiamento sarà, innanzitutto, a livello distributivo.
Qualche settimana fa, vi diedi notizia che la SBE aveva siglato un contratto di distribuzione libraria con Messaggerie Libri (QUI trovate la notizia). La novità adesso, consiste nel fatto che anche BAO publishing si appresta a lasciare Pegasus Distribuzioni per accasarsi presso Messaggerie Libri. Il sodalizio tra BAO e Bonelli, dopo le sinergie splendidamente sfruttate per realizzare le edizioni librarie di alcuni successi della Bonelli (basti pensare all'edizione libraria di Orfani Tex Patagonia e di alcune chicche di Dylan Dog), continua e si rafforza.

Con tutta probabilità, adesso che le due case editrici condividono lo stesso distributore (ricordate che fino a poco fa erano distribuite rispettivamente da Pan Distribuzioni - dalla quale, credo, Bonelli continuerà a far distribuire i prodotti da edicola - e Pegasus), potranno portare la loro collaborazione verso un livello successivo.

Sotto l'egida distributiva di Messaggerie le due case editrici uniranno gli sforzi promozionali (è lecito pensare alla produzione congiunta di un catalogo librario, sulla falsariga di Direct), trasferendo le rispettive esperienze produttive e promozionali. Un cambiamento che, forse, potrebbe non essere percepito come sconvolgente per i  lettori, ma che è invece cruciale nella struttura organizzativa stessa delle due case editrici e che potrebbe portare, nel giro di breve tempo, entrambi gli editori a primeggiare nel settore librario (attenzione, quando parlo di settore librario, non mi riferisco alle fumetterie, terreno di scontro poco praticato dai grandi editori generalisti, ma alle librerie di varia).

venerdì 23 ottobre 2015

GRANT MORRISON, ETHAN VAN SCIVER E IL MISTERO DEI MESSAGGI SUBLIMINALI DISSEMINATI SULLE PAGINE DEI (SE)X-MEN!



particolare dalla copertina di New X-Men 118
disegno di Frank Quitely


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L'alba del nuovo millennio, per i lettori Marvel, ha rappresentato l'avvento di una rivoluzione narrativa che ha sconvolto l'universo narrativo creato sa Stan Lee e Jack Kirby (e soci), mettendone in discussione le fondamenta stesso sulle quali era stato a suo tempo fondato. L'artefice di quel rinnovamento fu in primis Bill Jemas (l'allora presidente della casa editrice, sul quale mi riprometto da tempo di scrivere un post...) che ebbe il coraggio di stravolgere il ferreo status quo e di nominare Joe Quesada come nuovo Editor-in-Chief.

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Il mandato affidato a Quesada era semplice e lineare: innovare. Innovare storie, tematiche, personaggi e autori, escogitare modi per far parlare della Marvel e dei suoi fumetti. Rendere giustizia alla definizione Casa delle Idee che la casa editrice si era guadagnata ai suoi albori.

Tra gli scrittori, suscitò  molto clamore il coinvolgimento di Grant Morrison, che fino a quel momento aveva lavorato quasi esclusivamente per la DC Comics, cui furono affidate le sceneggiature degli X-Men. In pochissimo tempo lo scrittore scozzese infuse gli x-men di nuove e brillanti idee, svecchiandone i contenuti e, al tempo stesso rimanendo fedele alle tematiche che di quelle serie erano state il punto di forza.
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Tra le pagine della lunga e fortunata gestione di Morrison si nasconde a tutt'oggi un mistero, un piccolo rompicapo sul quale nessuno ha voluto davvero fare chiarezza.

Su New X-Men 118 il  team creativo si divertì a celare tra una vignetta e l'altra, in maniera subliminale, la parola SEX. Quando l'albo fu distribuito, nessuno si accorse che al suo interno vi era celato un messaggio subliminale. Alcuni lettori molto attenti, però, si accorsero che in più parti della storia, celata nello sfondo di alcune vignette, si nascondeva quella parola in grado di far saltare dalla sedia ben più di un moralista. La cosa, però, divenne di pubblico dominio solo dopo che la rivista Wizard le dedicò un approfondito articolo.
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Fu così che molti lettori scoprirono che il messaggio SEX era contenuto ben diciotto volte all'interno dello stesso albo (anche se in alcune vignette appariva parzialmente coperta o incompleta). Una parola non disseminata casualmente all'interno di una storia che, attraverso simbolismi sessuali e dialoghi ricchi di doppi sensi, aveva un forte contenuto sensuale.

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Nel corso della storia, per esempio, Jean entra in contatto telepatico con Logan, e lui che le dice: "esci dalle mie fantasie private", mentre Emma affrontando una folla di persone che protestano li distoglie facendogli provare una sensazione di goduria. Senza tralasciare il confronto tra Scott e Jean, con quest'ultima che gli chiede se nella precedente trasferta a Hong Kong egli ha dormito con Emma. Al di là di questi ammiccamenti e della presenza della parola, l'albo è colmo di simbolismi. In una vignetta c'è una donna che munge una vacca, mentre sullo sfondo di un'altra ci sono delle rose rosse (simbolo di amore) e così via.
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A questo punto la domanda sorge spontanea, chi è stato l'artefice della presenza di tutte queste allusioni? Interrogato in proposito sulla Message Board di X-Fan, Ethan Van Sciver, disegnatore dell'albo, dichiarò che lui non aveva nulla a che fare con questa vicenda e che la presenza della parola SEX era solo una coincidenza, frutto della immaginazione di alcuni appassionati che volevano disperatamente leggere una qualche cospirazione tra le pagine di un innocuo fumetto. Quando gli fu chiesto se poteva essere dovuto all'ingerenza degli inchiostratori, Van Sciver pose bruscamente fine alle illazioni; dichiarando con forza che né Morrison né lui avevano nulla a che fare con quella storia.





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Chi lo fece, dunque? Esaminando con attenzione la storia, sembra che il risultato finale sia stato raggiunto grazie al contributo combinato di tutto il team creativo; di sicuro le tante allusioni sessuali presenti nella storia e nei dialoghi sono dovute al testo di Grant Morrison, così come alcune delle parole disseminate sullo sfondo delle vignette (come il fumo di pagina due o le lampade di Cerebra) sono state disegnate chiaramente da Van Sciver, mentre altre potrebbero essere state aggiunte da inchiostratori (come nel caso della parola SEX tra le sbarre di pagina 9) e coloristi (come nel caso della colorazione leggermente diversa dei capelli di Jean, i cui riccioli formano la parola).

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Cosa spinse gli autori a fare una cosa del genere? Ci sono diverse teorie in proposito.

1. Il Sesso, in tutte le sue accezioni, vende;

2. Contando anche l'annual, New X-Men #118 è il sesto (SIX = SEX) albo della gestione di Morrison;

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3. La Marvel aveva da poco abbandonato il Comics Code per passare a un codice di autoregolamentazione interna meno rigido e bacchettone; il team creativo si divertì, così, a prendersi gioco del Comics Code ricorrendo all'utilizzo fino allo sfinimento di una parola considerata tabù;

4. Emma Frost ha oltrepassato la quarta parete, quella che divide il mondo dei fumetti da quello reale, e ha scatenato le fantasie erotiche di tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione dell'albo.

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5. E' solo una coincidenza che, in numero in cui ci sono moltissimi messaggi subliminali, fa il suo esordio un personaggio che si chiama John Sublime? Sostituendo il nome Sublime con la parola Sex, otteniamo un passaggio in cui Scott si rivolge a Jean dicendole: "If you want Emma and Me to check out Sex, we can go downtown after lunch" 



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Scott, dunque, chiede alla moglie il permesso di tradirla con Emma? In ogni caso, John Sublime fa la sua prima apparizione sull'annual sulle cui pagine, stando a quanto dice Scott: "Emma mi ha tenuto sveglio tutta la notte". Si è trattato forse di un modo degli autori per rimarcare quanto successo dai due fedigrafi?




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6. Si è trattato di un modo escogitato da Grant Morrison e dai suoi collaboratori per attirare (ulteriormente) l'attenzione sul loro lavoro?

Chissà, forse si tratta di una combinazione di tutte queste ipotesi, o forse di nessuna. Resta un mistero da svelare e la testimonianza di un'epoca irripetibile della Casa delle Idee.





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fonte: http://www.uncannyxmen.net/


martedì 20 ottobre 2015

JASON LATOUR DISPENSA CONSIGLI AI DISEGNATORI E LI ESORTA: "NON ABBIATE PAURA DI SBAGLIARE!"


Jason Latour

Jason Latour è uno degli astri nascenti del comicdom statunitense. Tanto abile come disegnatore, il cui tratto è caratterizzato dallo stile nervoso ed essenziale, quanto sorprendente come sceneggiatore (sua la creazione di uno dei personaggi più inaspettati e di successo degli ultimi mesi, quella Spider- Gwen che ha riproposto in chiave moderna Gwen Stacy, ritagliandole un posto d'onore nel cuore dei ragno-appassionati). Ma qual è la sua filosofia di disegno? A raccontarcelo, in uno sfogo che diventa anche un vademecum per nuovi e vecchi disegnatori, è lui stesso, attraverso il suo profilo .
Twitter


Questa è una piccola invettiva contro una certa filosofia artistica. Per cortesia, perdonatemi per la natura semplicistica, diretta conseguenza dei limiti imposti da Twitter, dei pensieri che andrò a esporvi...
Spider-Gwen

Mi son trovato a parlare con questo amico che mi confidava quanto si sentiva inferiore a questi artisti che fanno circolare portfolio davvero impressionanti...

La maggior parte di voi è conoscenza del mio cruccio riguardo il fatto che gli artisti che sono in grado di realizzare una tavola che fa una ottima impressione esposta su di una parete, sono spesso considerati più bravi.

Ci sono artisti capaci di creare illustrazioni impeccabili da esporre su una parete e, nel contempo, bravissimi a raccontare grandi storie. Ma la MAGGIOR parte delle volte raccontare storie è il frutto di errori commessi/riconosciuti (e capitalizzati).

Questo vuol dire che in gran parte il valore dei fumetti veri e propri si basa su cosa vi possono insegnare riguardo l'assumere decisioni.
I metodi tradizionali alla base dell'arte del fumetto sono stati sviluppati, e tuttora rimangono tali, solo come passi graduali per il processo produttivo. Sono un mezzo per raccontare una storia...
Ebbene sì, se la vostra storia richiede una inchiostrazione impeccabile avrete un maggior livello di apprezzamento se sarete in grado di realizzarla in questo modo.
Ma se questa impeccabile, irraggiungibile inchiostrazione che tanto vi sta a cuore non fosse al servizio della storia che state narrando?

E questo è il punto: provate a giudicare il mancato successo dei vostri disegni non tanto pensando al conseguimento di uno standard inesistente, tanto più considerando il mancato raggiungimento dei livelli richiesti dallo standard esistente. 
Per quanto possa sembrare banale: ciò che è stato artisticamente prima che voi abbiate iniziato a lavorare non deve essere considerato un limite. Ma un trampolino che vi permetta di andare oltre. 
Quindi vi consiglio di osservare, studiare i lavori dei vostri idoli e maestri. Ammirateli e DERUBATELI. Ma sempre pensando alle vostre storie e a cosa fareste per raccontarle nel modo migliore. 
Ancora: riflettere su dove e perché i metodi dei vostri idoli li hanno limitati. Soppesateli rapportandoli ai vostri obiettivi e ai metodi che avete a vostra disposizione. Il contesto è predominante. 
Il fallimento fa parte del gioco. L'arte è uno dei pochi luoghi in cui le debolezze di qualcuno possono far si che il loro successo sia ancora più impressionante. 
Mi fermo qui. Mi piacerebbe andare avanti, proseguendo nello spiegarvi come, seguendo questi miei consigli, potrete nel tempo trarre maggiori benefici finanziari. Purtroppo non ho ancora configurato la mia PayPal. 

una vignetta tratta da Southern Bastards

giovedì 1 ottobre 2015

SERGIO BONELLI EDITORE: L'ELENCO DEI TITOLI DEI PRIMI VOLUMI CON I QUALI LA CASA EDITRICE DEBUTTERÀ IN LIBRERIA

Prove di stampa per il debutto della Sergio Bonelli Editore in
libreria (e fumetteria)


L'estate ha ormai lasciato spazio all'autunno, ma se le temperature climatiche sembrano adeguarsi al cambio di stagione non si può dire lo stesso del "barometro" riguardante le prossime iniziative librarie della Sergio Bonelli Editore. Questo autunno, come ormai tutti saprete, segnerà il debutto di una linea di volumi appositamente concepita dai vertici della casa editrice milanese per il mercato librario.

Mentre l'elenco delle prime uscite di questa collana che, alternando vecchi e nuovi classici, presenterà il meglio della ultra-decennale produzione della Sergio Bonelli si arricchisce di nuovi titoli, Messaggerie Libri annuncia che la distribuzione in libreria è stata affidata loro (mentre - credo - sarà la Pan Distribuzione a occuparsi di quella nelle fumetterie). Ma a proposito dei nuovi titoli, quali saranno i primi volumi della serie?

Oltre ai già annunciati Tex: Vendetta Indiana di Gianluigi Bonelli e Giovanni Ticci (€ 15,00) e Mister No: Il Tempio dei Maya di Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e Roberto Diso  (€ 29,00) sugli scaffali delle nostre librerie potremmo, nei prossimi mesi, riporre:

- Dragonero: Le Origini di Luca Enoch, Stefano Vietti e Giuseppe Matteoni (€ 28,00);
- Zagor: La marcia della disperazione di Guido Nolitta e Gallieno Ferri (€ 15,00);
- Greystorm: Il conquistatore vol.1 (di 3) di Antonio Serra, Gianmauro Cozzi e Aa. Vv. (€ 27,00);
- Tex: il tesoro degli Anasazi di Claudio Nizzi e Fabio Civitelli (€ 25,00);


(*) Si ringrazia Michele Biagi per l'elenco completo degli autori dei singoli volumi. 


martedì 22 settembre 2015

RICOMINCIAMO?

Frank Miller
protagonista di due indimenticabili rilanci, su Daredevil e Batman, che riuscirono ad
attrarre nuovi lettori (e a scrivere la storia dei comic book) senza avvertire la necessità di rilanciare
le serie con un nuovo numero uno


Ricominciamo?

Dopo oltre quaranta giorni di silenzio, direi che sia proprio il caso di chiederselo. Mentre scrivo queste righe, sono il primo a porsi questa domanda. Mi rimetto al lavoro? Ricomincio a scrivere gli aggiornamenti del blog di Comix Factory? La risposta è meno scontata del previsto.

L'attacco informatico che qualche mese fa è stato scagliato da un anonimo hacker sul blog non è passato senza lasciare segni. Nel giro di una settimana ho dovuto cambiare indirizzo, rimettere in piedi il blog e immergermi con immutato entusiasmo nella scrittura e pubblicazione degli aggiornamenti. Nel frattempo, però, complice la difficoltà di comunicare il seppur leggero cambio di indirizzo, Comix Factory ha perso diverse centinaia di lettori (e ancora adesso, a mesi di distanza, sono in molti a chiedersi che fine abbia fatto il blog). Una motivazione che avrebbe potuto essere sufficiente a far smorzare un po' di entusiasmo.

Avrebbe potuto, ma non ci è riuscita.

Eccomi, dunque, dopo una (breve?) pausa pronto a riprendere gli aggiornamenti.

Allora, ricominciamo? Ebbene sì, ricominciamo!

Teaser pubblicitari del
Marvel NOW!
E visto che si parla di inizi e nuove partenze, non posso esimermi dal parlare di quella che ormai è la tendenza più consolidata del comicdom statunitense. Ripartire, rilanciare, riprovare e, per l'appunto, ricominciare a narrare le peripezie di personaggi che non sembrano più attrarre l'attenzione del grande pubblico dei lettori (non a caso, evento impensabile fino a un decennio fa, nella classifica dei primi cento albi più ordinati - fate attenzione a questa non trascurabile sottigliezza - redatta mensilmente da Previews, è sempre più frequente la presenza di serie non pubblicate dalle Big Two e non appartenenti al genere supereroistico tout court). Negli ultimi cinque/sette anni tutte le serie pubblicate da Marvel e DC Comics sono state sottoposte alla procedura dello stop and go, ma quante di queste ne hanno davvero beneficiato? A onor del vero, mi verrebbe da ricordare la sola serie principale tra quelle dedicate a Batman che, da oltre quattro anni vende stabilmente al di sopra delle centomila copie. Ma con un team creativo così consolidato, preciso e amato dal pubblico (Scott Snyder e Greg Capullo) non si sarebbero ottenuti gli stessi risultati anche senza un nuovo numero uno?

Non sarebbe forse giunto il momento che qualcuno cominciasse a chiedersi come mai, nonostante gli enormi sforzi produttivi compiuti per avvinare nuovi lettori non si riesca a produrre altro che un timido interesse passeggero e la disaffezione dei vecchi lettori? Dato per scontato, e parzialmente inevitabile, l'influsso che producono i mezzi di intrattenimento endogeni al mondo dei comics (cinema, videogame, internet, lettura di libri, youtube, televisione ecc...), non sarebbe il caso di chiedersi come mai, nonostante i grandi eventi narrativi, le ripartenze, i rilanci, i grossi cambiamenti che sconvolgono la vita dei personaggi e degli universi narrativi ai quali appartengono, i fumetti di super eroi continuino a perdere lettori? Eppure, a mio parere, per trovare le risposte non sarebbe necessario fare niente altro che alzare la testa dalla propria scrivania e dai manuali di marketing per osservare cosa accade ai casi positivi e in controtendenza che si verificano nella stessa industria.

il cast degli eroi Marvel in grande spolvero
per All-New All-Different Marvel

Prendiamo a esempio The Walking Dead. Piccola produzione realizzata in bianco e nero in un paese in cui per essere bello devi essere super-accessoriato. Eppure il fumetto creato da Robert Kirkman ha saputo in dieci anni passare da serie di nicchia a una tra quelle stabilmente nella parte alta della classifica di vendite. Molti potrebbero obiettare che tutto ciò è stato reso possibile dall'enorme successo riscosso dalla serie TV, e questo è un dato innegabile. Ma sono fermamente convinto che se non fosse stato per l'ottimo plot, la solida narrazione, la durezza con cui vengono affrontati temi esistenziali non sempre gradevoli, l'intreccio narrativo e le splendide iterazioni tra i personaggi (anche quelli secondari) della serie, senza tralasciare l'incognita che riserva il futuro a ognuno di loro (anche quelli più amati dai lettori), The Walking Dead non avrebbe catturato l'attenzione di Frank Darabont, il talentuoso regista che fortemente ha desiderato, voluto e ottenuto la riduzione per il piccolo schermo dell'epopea zombie di Kirkman.

il cambiamento degli eroi Marvel
nel corso degli anni '80

Tutte caratteristiche, quelle da me elencate, molto comuni a comics di una ventina d'anni fa (in fin dei conti, non erano le stesse caratteristiche che hanno fatto degli X-Men scritti da Chris Claremont i dominatori incontrastati delle classifiche di vendite per circa un ventennio, continuando a vendere bene anche quando il deus ex machina dei mutanti Marvel mollò la serie lasciando le redini a degli onesti mestieranti che si limitarono a continuarne l'opera?) e che andrebbero assolutamente riscoperte per catturare l'attenzione di un lettore sempre più distratto da altro, ma anche sempre meno interessato a spendere quattro (!) dollari per venti pagine di un fumetto di cui alla fine della lettura rimane poco o nulla (questo per demerito di una dilatazione narrativa, richiesta dal divisione librerie, escogitata per vendere le raccolte in volume ma che va inesorabilmente a scapito della godibilità di ogni singolo albo, destinato alle volte a essere assolutamente privo di picchi narrativi).

Sarebbe ora, dunque, che i reparti creativi facessero una scelta tra il cercare di attirare nuovi lettori occasionalmente incuriositi dalla morte di Wolverine o dal fatto che sarà il commissario Gordon a indossare temporaneamente il manto dell'uomo pipistrello e quei lettori che, invece, scelgono di leggere un fumetto anziché fare altro, privilegiando nel loro tempo libero la lettura di una serie a fumetti a una mezz'oretta trascorsa su Clash of Clans. E' su questa seconda tipologia di lettori che bisognerebbe concentrarsi, dando loro fruibilità, intrattenimento e tanta onestà creativa. Una ricetta elementare che potrebbe forse, nel breve periodo, far perdere qualche lettore occasionalmente incuriosito dalla notizia pubblicata su un quotidiano locale o annunciata in TV,  ma che, ne sono convinto, attirerebbe molti lettori abituali ormai stufi di essere sottoposti a continui cambi di ritmo narrativi (in fin dei conti si tratta della stessa ricetta adottata con successo dalla Marvel di Bill Jemas a inizio millennio).

L'insuccesso di questa politica di continui rilanci è decretato dalla frequenza con cui questi vengono reiterati. In breve siamo passati dal rilancio occasionale cui venivano sottoposte le serie in visibile difficoltà, a quello programmato per ripetersi ogni 18/24 mesi. Possibile che non si riesca a mantenere il lettore fedele a una serie oltre questo breve lasso di tempo?

Gully
una dei protagonisti di Battke Chasers di Joe Madureira


Interrogativi esistenziali e dubbi produttivi a parte, c'è forse qualcos'altro da segnalare al termine di questa torbida estate?

In realtà non c'è molto altro da segnalare (almeno dal mio punto di vista), complici la calda estate e il fatto che i rumors cinematografici e televisivi stanno ormai rubando la scena ai comics, sottraendo spazio e contenuti sulle homepage dei principali siti di informazione d'oltreoceano.

Oltre al (solito) boicottaggio di alcuni comic shop nei confronti di Fables e del suo autore Bill Willingham, reo di aver organizzato una conferenza sul ruolo delle donne nell'attuale panorama del fumetto statunitense "dimenticandosi" di invitare a parlare dell'argomento almeno una rappresentante del gentil sesso (QUI trovate qualcosa in proposito), non passerà di certo inosservato l'incredibile record di Joe Madureira che ha recentemente annunciato che Battle Chasers (una delle serie più amate tra quelle pubblicate a cavallo tra il '900 e il nuovo millennio) riprenderà le pubblicazioni, facendo registrare un ritardo di soli quattordici anni tra il numero nove (pubblicato nel 2001) e il dieci, di imminente (?) pubblicazione.

Un'estate tranquilla, dunque, grazie alla quale possiamo finalmente goderci una colazione a base di biscottini (commestibili) guarniti con una speciale copertura in resina (non commestibile) che omaggia Han Solo e il trattamento riservatogli da Jabba the Hutt ne L'impero colpisce ancora.
Buona merenda!

Han Solo in stato criogenico diventa una guarnizione per
biscotti







sabato 1 agosto 2015

chiusura estiva

COMIX FACTORY
sarà
CHIUSO PER FERIE
da lunedì 3 agosto
fino a lunedì 24 agosto
BUONE VACANZE A TUTTI!

giovedì 23 luglio 2015

ALES KOT ATTACCA L'INDUSTRIA DEL FUMETTO: "DOVREBBE ESSERE MENO AUTO-COMPIACENTE E APRIRSI ALLE DIVERSITÀ"


Ales Kot


Sebbene quello di Ales Kot sia un nome relativamente nuovo del comicdom statunitense, lo scrittore di origini ceche ha avuto modo di farsi conoscere, e guadagnarsi l'appellativo di "erede di Alan Moore", grazie ad alcune miniserie creator owned prodotte sotto le effigi delle Image Comics e ad alcune collaborazioni con Marvel (Winter Soldier, Secret Avengers) e DC Comics (Suicide Squad).
Autore ambizioso e versatile, Kot è capace di infondere nelle sue storie molta ironia, azione frenetica, ritmo narrativo scoppiettante e tematiche insolite, coraggiose e non convenzionali. Nei rilanci in corso d'opera delle Big Two, spicca l'assenza del suo nome.

Come molti suoi colleghi (tra i quali spiccano i nomi di Rick Remender e Kieron Gillen), anche Kot ha deciso di concentrarsi su alcuni progetti personali, rifiutando le offerte delle major, o meglio, stando a questa sequenza di tweet pubblicati dallo stesso autore sul suo blog ospitato su .Tumblr, rifiutando le offerte di almeno una delle principali case editrici, rea di avergli offerto il timone di una serie per la quale (per i motivi da lui illustrati di seguito) sarebbe stato inadatto.

Ho twittato alcune cose oggi. Forse a qualcuno tra voi torneranno utili.
Qualcosa che è ancora molto attuale per me: ho ricevuto un'offerta per scrivere dei bei personaggi di alto profilo che sono anche di colore.  
Non nominerò la casa editrice perché non credo sia necessario. Ma vi descriverò cosa è accaduto. Ho rifiutato.  
Con gentilezza, e con sentiti ringraziamenti. Poi ho suggerito che delle persone di colore avrebbero potuto scrivere e disegnare quei personaggi.  

La risposta dell'editor è stata: "ci piacerebbe davvero, ma non conosciamo molte persone che potrebbero essere adatte a questo incarico".

Così ho immediatamente suggerito alcuni nomi. 

Il problema è questo: non potrete conoscere se non guardate e non volete conoscere e far crescere nuove e diversi voci.  

Le grandi compagnie raramente danno delle opportunità a creatori nuovi e non collaudati. Quando poi si tratta di persone di colore, la cancellazione è quasi completa.  
Insomma hey, autori bianchi: genuinamente, qualche volta potreste rifiutare qualche incarico che abbia a che fare con personaggi di colore e suggerire che se ne occupino creatori di colore? 
Potreste mostrare un po' di solidarietà e supporto e lasciar perdere qualcosa? 
L'industria del fumetto ha un problema di auto-promozione che sommerge tutto il resto. Un problema che nel lungo termine potrebbe trasformarsi in una malattia. 
Se volete risalire all'origine del problema, guardate a Stan Lee e Bob Kane. Due persone che hanno fatto dell'auto-promozione l'arte di mettere a tacere le voci altrui. 
Non è una coincidenza che questi due uomini siano spesso considerati i due soli artefici della costruzione dei mondi dei due principali personaggi delle due case editrici dominanti.
Lee e Kane non sono le persone che hanno preteso e pretendono di essere. Non sono pienamente responsabili. Hanno eccelso nell'arte di non ascoltare. 
Ho visto troppa gente nell'attuale industria del fumetto seguire le orme di Lee e Kane.
E francamente, anche una sola persona è troppo. 
Persone dell'industria del fumetto: ascoltate.


Di recente, Ales Kot era stato protagonista di un'altra bollente polemica su Twitter; una polemica che lo aveva contrapposto a Mitch Gerads, Nathan Edmonson (il team creativo protagonista dell'ultima incarnazione del Punitore) e Ryan Bodenheim (collaboratore di Jonathan Hickman su Red Mass from Mars). Ad accendere le polveri era stato un tweet di Gerads che si era detto orgoglioso di aver realizzato la patch commemorativa di Chris Kyle (cecchino statunitense, ucciso in un poligono di tiro da un altro reduce, la cui storia ha ispirato American Sniper, l'ultima pellicola di Clint Eastwood).

La patch realizzata da Mitch Gerads

Ales Kot aveva dunque accusato di militarismo gli autori e l'industria del fumetto statunitense, dando vita a una accesissima polemica (che potrete leggere integralmente QUI). Il ventottenne scrittore è tornato a parlare di entrambe le polemiche nel corso di una interessante intervista rilasciata al sito Vulture sulle cui pagine ha spiegato:

"Il mondo che ci circonda gli ha dato risalto. Potremmo parlare dei problemi generati dal supporto - forse inconsapevole - di Mitch Gerads nei confronti della controversa eredità del serial killer Chris Kyle o dei problemi della descrizione razziale su Strange Fruit 1 (NdStefano: Strange Fruit è un recente, e molto controverso, pubblicato dai Boom! Studios, incentrato sulla storia di persone di colore ma scritto da Mark Waid e G.J. Jones, due autori wasp), ma questi sono solo i sintomi di un problema ben più ampio. Molti fumetti e film di supereroi vengono utilizzati per selezionare arnesi concepiti per l'industria militare. L'industria del fumetto è in gran parte carente di autori transgender o di colore. Questo, lo so per certo, non accade per caso. E' il risultato di secoli di bigotteria e razzismo istituzionalizzati. Al livello dei personaggi di finzione, la situazione sta migliorando. Incoraggiando e assumendo autori transgender e di colore potremmo fare un grosso passo avanti, e dobbiamo farlo subito. 
splash page realizzata da Langdon Foss
per Winter Soldier
(testi Ales Kot)

L'industria potrebbe migliorare ascoltando le critiche e le voci di coloro che sono ai margini [...]. L'industria potrebbe migliorare dimostrando di non essere quel ristretto circolo di stronzi auto-compiacenti che si danno pacche sulle spalle a ogni tentativo di creare nient'altro che supereroi. L'industria potrebbe migliorare se e quando le persone che costituiscono l'industria si educassero a seguire un codice di condotta che non sia basato esclusivamente sui guadagni  monetari ma anche su una forte etica. Questi principi  dovrebbero essere adottati da tutti gli uomini dell'industria, e specialmente dai bianchi eterosessuali. L'industria potrebbe migliorare se Marvel e DC facessero uno sforzo genuino per lanciare le carriere di giovani autori che non si siano già fatti un nome alla Image o alla Dark Horse o da altre parti. 
A partire dal quinto numero di Wolf (serie che Kot pubblica per la Image) comincerò a dedicare le ultime pagine di ogni albo a nuovi autori di colore.  Potranno realizzare lo loro storia breve, rimanerne proprietari dei diritti ed essere pagati per essa con una parte di ciò che guadagnerò io. Olalekan Jeyifus, Minhal Baig, Aaron Stewart-Ahn e Darryl Ayo saranno i primi, e ce ne sono già molti altri. Finora ho lavorato con alcuni lavoratori del Sesso che contribuiranno a Material. Liberare il sesso e l'industria del sesso dal senso di condanna che generalmente lo circonda è un qualcosa in cui credo con forza, e credo che sia un mio dovere fare del mio meglio grazie ai privilegi di cui attualmente godo; non solo per me stesso ma anche per la mia comunità. Alcune persone mi inseriranno nella loro blacklist. Altri lo hanno già fatto. Credo che chiusa una porta si aprirà un portone. Ogni anno è un nuovo livello di difficoltà. Il 2015 non sarà differente". 

Wolf
nuova serie creator owned
scritta da Kot per la Image

giovedì 16 luglio 2015

INNOVARE O TORNARE (E RISPETTARE) ALLE ORIGINI? BOTTA E RISPOSTA TRA JOHN BYRNE E DAN SLOTT


Spider-Man: Chapter One e Big Time
due dei rilanci, firmati rispettivamente da John Byrne e Dan Slott,
cui nel corso degli anni è stato sottoposto Spider-Man


Il forum di discussione di John Byrne è il luogo ideale per molti lettori di fumetti, appassionati di super-eroi, un po' conservatori, uno spazio insostituibile per discutere delle storie più recenti o per ricordare, non senza un pizzico di nostalgia, le grandi opere del passato.

L'autore canadese è il mattatore del forum, che gestisce con piglio autoritario, enorme passione e altrettanta verve polemica. E' naturale che gran parte degli utenti si rivolgano a lui per chiedergli le sue opinioni sulle attuali evoluzioni narrative dei comics. Ed era inevitabile che qualcuno gli chiedesse di esprimere la sua opinione sul(l'ennesimo) rilancio di Spider-Man targato All-New All-Different Marvel (nel quale Peter Parker, finalmente cresciuto, oltre alla tutina dell'Uomo Ragno, vestirà i panni del CEO di una azienda di sviluppo e produzione tecnologica).

La cosa interessante è che anche Dan Slott è un frequentatore di Byrnerobotics. La sua presenza ha dato vita a una discussione molto interessante (nonostante la scarsa voglia di John Byrne di ragionare costruttivamente con il collega) che ha messo a confronto due visioni diametralmente opposte di intendere i comics, ma entrambe degne di rispetto.

All-New All-Different Amazing Spider-Man
illustrazione di Alex Ross
A fungere da spunto alla discussione sono le parole di Dan Slott (deus-ex-machina delle testate di Spider-Man da oltre otto anni ormai) che in una intervista rilasciata alla webzine newsarama, nel presentare la nuova direzione impressa alla più classica testata dedicata all'uomo ragno, ha dichiarato: "Peter Parker è cresciuto. E' diventato la persona che abbiamo sempre sperato che diventasse. Questa azienda, con le sue invenzioni e la sua intraprendenza arriverà a conquistare nuove vette" (QUI trovate l'intervista completa, in inglese).


Un piatto troppo invitante per John Byrne che scrive: "Slott, naturalmente, esprime la posizione sin troppo comune tra alcuni appassionati che il Cambiamento è buono. E una rapida scorsa agli ultimi quaranta anni, o suppergiù, di pubblicazioni ci mostra quanto bene abbia funzionato!"

La discussione prosegue amabilmente, tra una considerazione seria e qualche battuta ironica, i lettori giungono, in buona sostanza alla conclusione che Peter Parker è una persona dotata di una intelligenza fuori dalla norma, non dimentichiamo, infatti, che da ragazzino ha inventato gli spara-ragnatele.

la sensazionale She-Hulk
di John Byrne
Tirato in ballo, interviene lo stesso Dan Slott che scrive: "per essere gentile, Mr. Byrne, molte delle sue migliori run su serie Marvel/DC Comics, sono cominciate con la premessa che il cambiamento è buono. Hulk e Bruce Banner vengono separati. Namor utilizza le ricchezze dell'oceano per diventare un ricco magnate. Le origini di Superman da Krypton fino alla sua permanenza a Smallville sono state cambiate. She-Hulk è diventata una serie comica ed ha assunto la capacità di rompere la quarta parete e parlare direttamente con i lettori. E così via... Si tratta di paragoni ragionevoli, giusto?" 

La risposta di Byrne non tarda, ed ecco che l'autore risponde puntualmente a ognuno dei punti sollevati da Slott: "Permettimi di analizzarli singolarmente. La separazione tra Hulk e Banner c'è stata, ma qualcuno ha mai detto che era permanente? No. Lo sfruttamento delle ricchezze dell'oceano da parte di Namor era già stato fatto da Stan e Jack. Il cambio di origini di Superman era stato già compiuto molte volte in precedenza, e comunque questo non ha comportato un cambiamento del personaggio. Le nuove "attitudini" di She-Hulk non hanno cambiato il personaggio. Dici e così via, come che cosa? Credi che siano casi analoghi. In sintesi, il problema è proprio questo". 

Ecco la replica di Slott: "Tecnicamente potrei dire che si potrebbe dare la stessa risposta data per la separazione tra Hulk e Banner,  in relazione al mio ultimo lungo ciclo narrativo, Superior Spider-Man, con lo scambio delle menti tra Peter e il Doc Ock. Ed anche a proposito di qualsiasi grande cambiamento dello status quo che viene apportato all'inizio di un ciclo narrativo o di un evento. Provi ad immaginare se avessimo avuto questa discussione quando il suo ciclo su Hulk era solo all'inizio. Alcune delle obiezioni che sta muovendo contro questo nuovo ciclo narrativo sono state sollevate in un momento in cui nessuno ha ancora letto la storia. Negli ultimi due anni e mezzo questa è stata la testata che ha venduto meglio tra quelle ambientate nell'Universo Marvel. Credo che il team creativo al lavoro sulla serie si sia guadagnato sufficiente fiducia affinché la gente legga almeno il primo numero.  
una vignetta tratta dalla serie di She-Hulk
scritta da Dan Slott
disegno di Juan Bobillo

Per quanto riguarda l'utilizzo delle ricchezze dell'oceano da parte di Namor, in un albo tra tutti quelli su cui era comparso in precedenza aveva utilizzato le ricchezze per diventare un magnate del cinema. Lei, però, ha preso questo dettaglio, lo ha estrapolato e prodotto una serie straordinaria! Alla stessa maniera, abbiamo preso alcune delle idee di Stan e Steve -- la capacità di Peter di realizzare delle invenzioni straordinarie -- e le abbiamo estrapolate per raccontare un nuovo straordinario capitolo della sua vita.
Sulle origini di Superman, non sono d'accordo. Nel corso della sua run ha effettuato alcuni fenomenali cambiamenti. Specialmente nel suo approccio riguardo la vita di Clark a Smallville. Le cose che lei ha raccontato nella sua gestione del personaggio erano dei cambiamenti -- cambiamenti che sono stati adottati in qualsiasi storia di Superman che ne è seguita, da Lois and Clark fino a Superman Adventure e Smallville. In questi casi, e molta gente sarà d'accordo con me, i suoi cambiamenti erano migliorie! 
E sono in disaccordo anche per quanto riguarda i cambiamenti apportati al personaggio di She-Hulk. Il modo in cui lei ha cambiato il personaggio è stato radicale. E' diventata completamente diversa da come era nella run di Savage She-Hulk scritta da David Anthony Kraft o in quella degli Avengers di Stern e anche nella sua run dei Fantastici Quattro. Nella sua gestione di Sensation She-Hulk ha dato al personaggio la licenza di essere sciocca, un po' fuori di testa, e un po' più ottimista rispetto a chiunque ne avesse raccontato le avventure prima di lei. I GRANDI cambiamenti apportati al suo carattere permangono ancora oggi per perdere i favori che lei ha fatto guadagnare alla serie".

Foto di gruppo del cast dei Fantastici Quattro
disegni di John Byrne


A questo punto, la replica di John Byrne è lapidaria: "Come ho detto, il problema è ovvio. Ed è tuo".

La discussione tra gli appassionati, ovviamente, va avanti. Un lettore afferma: "Mi piace l'idea che Peter utilizzi la sua intelligenza per guadagnare qualcosa. So che c'è la tendenza a immaginarselo sempre con lo studente delle superiori squattrinato, ma troppa rassegnazione e oscurità alla lunga son noiose" "E tu sai quando è stato deciso che quelle caratteristiche avevano stancato?" chiede al forumista Byrne, poi aggiunge: "TU HAI PRESUNTO CHE FOSSE GIUNTO IL MOMENTO DI ANDARE OLTRE. Non ti sei chiesto se i fumetti e i personaggi debbano cambiare in base alle tue necessità. Né lo hanno fatto gli scrittori, i disegnatori e gli editor che non si interessano più di compiacere il numero sempre minore di persone che si pongono queste domande."

Dan Slott
il timoniere di Amazing Spider-Man
in una illustrazione di Todd Nauck
Indirettamente tirato in ballo, Dan Slott a questo punto interviene nuovamente nella discussione: "Ho affrontato questo stesso argomento un sacco di volte. Tuttavia credo che ci possano essere delle eccezioni. Come nel caso di qualsiasi credo, se si è troppo rigidi, questi potrebbe soffocare e sopprimere le buone idee che potrebbero rappresentare le eccezioni alla regola. A esempio, quando raccontasti la storia in cui Sue ebbe l'aborto -- e alla fine del successivo arco narrativo dichiarò che non sarebbe più stata la ragazza invisibile e che dal quel momento sarebbe stata la donna invisibile. Era il Marvel Universe che andava avanti e progrediva. E questo avveniva dopo essersi inceppato per un bel po' di tempo, perché questo era un buon cambiamento. 
In un'epoca in cui ogni telefono è dotato di una fotocamera e nel quale i quotidiani stanno morendo, non avrebbe più senso che Peter lavori come fotografo. 
Quando Ed Brubaker realizzò la sua run leggendaria su Capitan America, revisionò ciò che aveva fatto James Buchanan Barnes durante la seconda guerra mondiale. Immaginatevi un film come Captain America: the first Avenger con Bucky che indossa la sua mascherina rossa. All'audience attuale una cosa del genere risulterebbe buffa, giusto? Se Ed e il suo team non avessero raccontato le storie del Soldato d'Inverno, non avremmo mai avuto un film come Captain America: The Winter Soldier che moltissime persone considerano come uno tra i migliori dieci film di super-eroi. (Superman: The Movie continua naturalmente a tenersi stretto il primo posto. :-) 
Così come ci sono elementi che credo dovrebbero essere sempre presenti per ogni generazione di lettori, ce ne sono altri che bisognerebbe avere la libertà di poter cambiare, in modo che la Marvel  possa continuare ad essere importante e rappresentare "il mondo al di fuori della nostra finestra... oggi!"
E... alle volte... incasinando i concetti che sembrerebbero immutabili si possono scuotere le cose a raccontare delle storie davvero divertenti! Avventurarsi su territori proibiti può alle volte catturare il lettore e interessarlo. Se i fumetti accusassero sempre l'esigenza di giocare sul sicuro, sarebbero su un triste viale del tramonto. 
una ammiccante e ironica
tavola di She-Hulk
di John Byrne

Quante persone hanno apprezzato la trasformazione di Flash Thompson in Venom/Agent Venom? Quando cinque anni fa apportammo il cambiamento, i fan di Eddie Brock erano davvero furiosi. Facciamo un balzo in avanti di cinque anni... il personaggio ha avuto una grande run di Rick Remender, è stato nel cast di Secret Avengers, è entrato a far parte dei Guardiani della Galassia e adesso si appresta a diventare il protagonista di una nuova serie in solitaria che racconta la sue prime avventure nello spazio profondo! E' stato trasporto in cartoni animati, videogame e varie action figures. Sono stato ad alcune convention -- e a ognuna di esse ho visto almeno un cosplayer che impersonava Flash Thompson/Agent Venom! Questo è stato un cambiamento divertente -- e tutto è scaturito dall'idea che il ragazzo che originariamente faceva il bullo con Peter, qualcuno che aveva da sempre fatto di Spider-Man il suo idolo avrebbe avuto l'opportunità di diventare una versione distorta del del suo idolo -- un coraggioso militare che utilizzava le sue strane nuove abilità per servire la sua nazione. E ha funzionato! 
Per farla breve: non c'è una regola assoluta. C'è qualcosa che va detto in difesa della difesa del passato, ma c'è anche qualcosa che detta in difesa del cambiamento. 

Capitan America e il Soldato d'inverno
illustrazione di Steve Epting per una delle parti più alte della
straordinaria run di Ed Brubaker


Giusto il tempo che un forumista accenni al fatto che: "citare come esempio il Capitan America di Ed Brubaker su questo non forum non è propriamente una buona idea..." interviene ancora Byrne che, sprezzante, proprio in riferimento al Cap di Brubaker scrive "Discutere con qualcuno che ha una così profonda e ricca conoscenza dei personaggi e delle loro storie, mi riempie sempre il cuore di gioia."

Ed ecco, pronta, la replica di Slott: "Leggo fumetti da oltre 40 anni. Li amo e li rispetto a qualsiasi epoca essi appartengano. Ho amato vedere Superman alzare macini sopra la sua testa. Ho amato leggere il suo Superman che alzava Space Shuttle. E' corretto divertirsi con Batman e Robin camp di Adam West e Burt Ward... mentre allo stesso tempo si apprezza l'approccio moderno di Chris Evans e Sebastian Stan nei panni di Cap e Bucky. Non credo che sia una opinione sbagliata o confutabile. E' semplicemente la mia opinione, ciò che mi diverte, e quella che sono autorizzato ad avere".

"Prova a mettere tutta la tua conoscenza all'interno dei tuoi lavori, qualche volta. Potrebbe rendere più divertente la lettura." è la risposta di Byrne. L'atmosfera si fa tesa, i due autori non si risparmiano qualche stilettata. Poi per fortuna, Slott torna a parlare della sua visione di Spider-Man:


La Cosa
disegno di Andrea di Vito
"Amo raccontare le storie di Spider-Man. Mi piace interagire con il suo cast di comprimari, i suo avversari e le straordinarie caratteristiche del suo mondo. Ma se ti aggrappi solo a queste cose -- ma non puoi continuare a rigirare sempre intorno alle stesse cose senza provare a rendere il personaggio fresco e divertente. Non riesci ad attrarre lettori se non gli fai capire che in ogni momento può accadere qualsiasi cosa. Le critiche che state muovendo adesso non sono molto diverse dalle lamentele che si sollevarono prima che iniziasse Superior Spider-Man. "Perché lo stai facendo? Pensa ai bambini!" Ma (scusami se non sei un fan o se non hai apprezzato Superior...) ha funzionato!
Nuovi lettori hanno cominciato a comprare la serie! Persone che-non-avevano-mai-visto-una-cosa-del-genere-su-un-fumetto-di Spider-Man e che volevano disperatamente sapere (due volte al mese)... "e adesso cosa succederà?" Questa è la cosa più divertente che possa accadere! E' il lato pericoloso e elettrizzante di essere -- come scrittore -- nei panni di Scheherazade! Diavolo, un giorno mi ha telefonato Stan Lee, perché voleva sapere cosa sarebbe successo dopo! Al di là del fatto che con quella run abbiamo guadagnato lettori -- abbiamo potenziato la serie rendendola una dei best seller della Marvel -- e abbiamo mantenuto con noi quei lettori quando Peter è tornato. (Così, in risposta a tutti coloro che si sfregano le mani mentre affermano che non ci sono più nuovi lettori o che il fumetto sta morendo, questo è il caso in cui i lettori sono drasticamente aumentati!).  E per quanto riguarda i lettori dagli 8 ai 10 anni? Ci abbiamo pensato quando abbiamo sviluppato Superior! E non abbiamo pensato che rappresentassero un problema. Anche se pensate che questi lettori non si preoccupano di cinquanta anni di storie del ragno -- quei ragazzi, grazie ai film e ai cartoni animati -- conoscono benissimo Spider-Man. E si sono molto emozionati al cambiamento!

[...] I Fumetti Marvel, con un criterio analogo a quello che si utilizza al cinema, sono sottoposti a un rating per aiutare i lettori a trovare la serie più appropriata alle diverse età. E' per questo che titoli come Ms. Marvel o Silver Surfer sono più appropriati ai ragazzini. Questo getta una luce diversa su quello che viene inteso come ottima scrittura dei Comic Book -- che poi è proprio quello di cui stiamo discutendo. Sì. Perché se hai il metro di giudizio di un bimbo di sette anni, SAGA è distante anni luce da quello che si intende come ottima scrittura. WATCHMEN è distante anni luce. Così come lo sono il DARK KNIGHT, LOVE & ROCKETS, HELLBOY, NEXT MEN, HEAVY METAL, VELVET, CRIMINAL, WALKING DEAD, NEMESIS e alcuni dei più bei fumetti venuti alla luce in questo medium."

Il contributo alla discussione di Dan Slott finisce qui. Un lettore, infatti, gli fa i complimenti per la sua cortesia e per la pazienza con la quale ha risposto alle tante domande, critiche e osservazioni. Senza mai cadere nel tranello delle (infinite) provocazioni. "Non credo di aver detto nulla che possa giustificare il livello di sdegno presente qui dentro. Ma questo è il vostro forum, con le vostre regole. Devo, però, ammetterlo, in qualità di uno dei vecchi 50 fedeli e da grande appassionato del lavoro di Byrne, alcune cose fanno male :-( Credo di dovermi prendere una  pausa".

una splash page tratta dal ciclo di Namor
realizzato negli anni '90 da John Byrne

La pausa che concede lo scrittore di Amazing Spider-Man, rilassa con tutta probabilità distende un po' i nervi di John Byrne, che con tutta rilassatezza inizia a parlare con più serenità di quella che è la sua visione dei fumetti.

"L'illusione del cambiamento significa che, quando li si osserva nel complesso, personaggi/ambientazioni/storie ecc.. restano sempre gli stessi. I personaggi invecchiano, si sposano, hanno dei bambini, diventano CEO ecc... questi sono cambiamenti REALI. Non c'è nulla di illusorio riguardo questi cambiamenti. 
Se Peter Parker, studente delle scuole superiori, lascia la sua ragazza e, alcuni numeri dopo, si fidanza con un'altra ragazza, questa è l'illusione del cambiamento. E' ancora Peter Parker, è ancora uno studente delle scuole superiori. Ha ancora una ragazza. 
Se la ragazza di Peter viene uccisa, questo è un cambiamento REALE. E' qualcosa che segna una linea divisoria tra un momento e l'altro della storia di un personaggio. Crea uno snodo tra un PRIMA e un DOPO. 
C'è una grande differenza tra tornare a quando mi incontravo con Liz e tornare a prima che Gwen morisse.

Quando cominciai a lavorare in Marvel, tra gli scrittori c'era un mantra. Non volevano creare nuovi personaggi perché "non volevano dare alla Marvel il prossimo Spider-Man". La maggior parte delle persone che ripetevano questo mantra, nei loro momenti migliori, non ha creato neppure la pallida ombra di Spider-Man, ma quello era il periodo in cui cominciava a circolare un po' di scaltrezza, scrittori e disegnatori stavano iniziando la loro crociata contro il Male che rappresentava una corporazione come la Marvel. 
Questa mi sembra per lo più la stessa mentalità che circola in questi giorni. Uno scrittore realizza una storia in cui Zia May si trasforma nel Fenomeno, è uno scenario che non aggiunge né sottrae nulla. Non ci sono rischi di "creare" qualcosa che possa essere "perduto" in favore della Marvel. 
Soldi. I soldi cambiano tutto. Quando ho cominciato la mia carriera, tutto ciò che desideravo era giocare con dei giocattoli davvero fighi. Non ero affatto preoccupato che la Marvel si appropriasse delle mie brillanti creazioni. Gli ho DATO Alpha Flight senza batter ciglio. Stupido? Qualcuno potrebbe dire di sì. Ma non i lettori. Loro mi ringraziarono. 

Nella prima storia dei Fantastici Quattro che ho letto, il team incontrò il Dottor Destino. L'incontro diede l'occasione di raccontare un flashback che ci riportò ai giorni del college di Reed. Sue fu rapita. Reed, Ben e Johnny furono catapultati indietro nel tempo alla ricerca del tesoro di Barbanera. Lo trovarono. La Cosa diventò Barbanera. Un enorme tubo di scarico distrusse la nave sulla quale di trovavano. Tornarono al presente solo per essere imprigionati da Destino, che voleva ucciderli in maniera lenta e dolorosa. Sue li salvò. Destino fu sconfitto, ma riuscì a scappare. Un singolo albo. 
Per quel che costa un fumetto di questi tempi, non è QUELLO che dovremmo dare ai lettori in OGNI SINGOLO ALBO?"


Alpha Flight

martedì 14 luglio 2015

TOM BREVOORT: VI SPIEGO PERCHÈ SECRET WARS HA RAPPRESENTATO IL MOMENTO GIUSTO PER RIVELARE IL VOLTO DEL DOTTOR DESTINO


Particolare dalla copertina di
Secret Wars #3
albo sul quale viene rivelato il volto del Dottor Destino
(illustrazione di Esad Ribic)


Quali sono i motivi che spingono un editor a prendere una decisione che imprima una svolta narrativa inaudita? E in base a quali motivazioni si decide di toccare alcuni dei dogmi, dei punti fermi apparentemente inamovibili che sembrano esistere nella ultra-decennale storia di un universo narrativo?

A spiegare qual è la filosofia che si adotta in alcuni di questi casi ci ha pensato, come spesso accade, Tom Brevoort. Nel rispondere alla domanda di un lettore che chiedeva quale fosse il senso, dopo oltre cinquant'anni, di svelare il  volto di Victor Von Doom (a.k.a. Dottor Destino), il senior vice president of publishing della Marvel ha spiegato:

"C'è stata una decisione, assunta alcuni anni da Joe Q e Bill Jemas, che è molto importante per questa discussione: il mercato dei comic book tende a produrre una impressionante quantità di nostalgia e di momenti di importanza fondamentale. In questo non c'è nulla di sbagliato, anche se questo vuol dire che, in alcune occasioni, alcuni di questi si trasformano in dogmi noiosamente obsoleti; fatti ai quali non si può far riferimento solo perché, in un momento o in un altro, era stata una buona idea non farne alcun riferimento. 
Dunque non è una cattiva idea se ogni tanto nell'esaminare alcune della cose che vengono fatte di routine, ci si chieda se la ragione per cui quelle cose vengono realizzate in quella maniera siano ancora valide o se sono solo il frutto di una tradizione che non ha più molto senso continuare ad applicare.
Per quanto riguarda, quindi, la domanda inerente il volto del Dottor Destino, sinora non era stato mostrato per due ragioni tra di esse interconnesse: 
1) Il sentimento prevalente che nulla di quello che avremmo potuto mostrare sulle pagine dei fumetti sarebbe potuto essere più spaventoso di quanto la fantasia dei lettori avrebbe potuto immaginarlo e 2) il Comics Code non ci avrebbe consentito di mostrare nulla di talmente raccapricciante come il volto del Dottor Destino. 
Adesso, nel 2015, la seconda condizione non può più crearci alcuna restrizione, ed è così da tre lustri ormai. Questo ci ha fatto seriamente prendere in considerazione il primo punto, bisognava solo che si presentasse il momento più opportuno. Fino a ora, questo momento non si era più presentato. Ma in Secret Wars 3, considerato il momento specifico scritto da Jonathan, e il modo in cui Esad avrebbe potuto disegnarlo -e il fatto che sarebbe stato un momento così centrale nello sviluppo della trama - ho stabilito che era giunto il tempo che avremmo potuto andare oltre e lasciare che il volto contenuto dietro la maschera di Destino fosse finalmente visto.
(Esad può dirvi quante volte gli ho chiesto di apportare delle modifiche a quella vignetta - sono state numerose)